"Paky, sono costretto a sollevarti dall'incarico di moderatore per questione riservatezza affare "Naadirah Graves"... preferisci renderlo pubblico o vuoi far passare sotto silenzio?" Il Branco. La differenza tra capo-branco e capo-gruppo. Il branco che si unisce per istinto animale, come succede a Buck, il cane protagonista del romanzo di Jack London. Il branco nelle forme umane raggiunge livelli di violenza inaudita. Chimo descrive una scena di violenza sessuale angosciante.. Il branco come pettegolezzo. Condurre la propria vita in base a "ciò che dice la gente". Sentirsi esclusi per una menzogna che diventa verità a furia di essere raccontata. Il branco come unione ed esclusione del diverso modo di vedere nel mondo della politica. Come ne Lo Scherzo, dove il protagonista viene espulso dal partito per "atteggiamenti individualistici". Il branco nel virtuale. Il forum, l'estromissione di Paky come moderatore avvenuta per questioni personali passate sotto silenzio. Ed un inconscio desiderio di una persona che è diventato desiderio di tutti gli altri. Un'area di scrittura inaccessibile in cui i "capi" virtuali disprezzano apertamente ciò che scrivono gli utenti, e già solo questo sarebbe passabile di denuncia... La serata finita in stile processo, ma anche la lezione morale. Come si cambia dietro un monitor, come la nostra rabbia si esprime liberamente sotto forma di presunta imparzialità. Come traiamo forza dall'approvazione altrui, creandoci nemici che non esistono. Ero a Palermo. C'era un gruppo di chat molto unito. Li frequentavo. Qualche uomo del branco ci provava, qualche altro aveva la moglie a fare da guardia. Divenni l'amante di uno sposato (la moglie non frequentante la chat). Divenni il capro espiatorio. Non mi invitavano più ai raduni. Si incontravano spesso in un locale, gestito da un ragazzo della chat. Lui un giorno mi chiamò per proporre: "Andiamo al mare?". Passammo una giornata tranquilla a raccontare delle nostre vite. Di fronte al tramonto mi disse: "Ma non sei così terribile come ti dipingono..". Lo portai a teatro quella sera, era la sua prima volta. I cellulari spenti. Il branco a chiamare ripetutamente entrambi. A scrivere nella chat: stanno trombando. Lui a dire che eravamo a teatro. Tutti a ridere: "Tu a teatro?". Io divenni la "puttana", quella che rubava i mariti. Il pericolo. Gli dissero: "Scegli, o lei o noi. Se sceglierai lei non verremo più nel tuo locale". Erano clienti abituali, erano in venti circa. Una bella perdita. Lui rispose: "Scelgo la mia amica". Lo abbandonarono. Dopo qualche tempo il locale ha chiuso, ed ora Piero è in Lombardia a lavorare, marito e padre. E del branco cosa è rimasto? Col tempo si sono sbranati tra di loro. Andate via le prede, è successo di tutto. Questa è stata amara realtà. Della virtualità attuale io ho solo Paky. Gli eventi di quest'ultimo mese, rispetto a ciò che è accaduto a noi due, sono stupidaggini. Episodi che ci hanno stimolato a scrivere e a creare una serata, l'ultima di questo ciclo. "Paky e Gold sono la stessa persona ed è la prima volta che lo scrivo pubblicamente. Niente è mai stato scritto ufficialmente prima di questo post. Ti amo Paky. Grazie di tutto. (In sottofondo il brano di Roberto che non siamo riusciti a sentire bene..) Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo Kriton Athanasulis




Ti lascio il sole, che lasciò mio padre a me.
Le stelle brilleranno eguali e uguali ti indurranno le notti a dolce sonno.
Il mare t’empirà di sogni.
Ti lascio il mio sorriso amareggiato. Fanne scialo ma non tradirmi.
Il mondo è povero oggi.
Si è tanto insanguinato questo mondo ed è rimasto povero
Diventa ricco tu, guadagnando l’amore del mondo.
Ti lascio la mia lotta incompiuta e l’arma con la canna arroventata.
Non l’appendere al muro, il mondo ne ha bisogno!
Ti lascio i simulacri degli eroi con le mani mozzate,
Madri vestite a bruno. Fanciulle violentate.
Ti lascio la memoria di Belsen e di Auschwitz.
Fa presto a farti grande.
Nutri bene il tuo gracile cuore con la carne della pace del mondo,
Impara che milioni di fratelli innocenti svanirono, un tratto, nelle nevi gelate,
Si chiamano nemici. Già, i nemici dell’odio.
Ti lascio l’indirizzo della tomba, perché tu vada a leggere l’epigrafe.
Ti lascio accampamenti di una città con tanti prigionieri
Dicono sempre sì, ma dentro loro mugghia l’imprigionato no dell’uomo libero.
Anch’io sono di quelli che dicono di fuori il sì della necessità,
Così è stato il mio tempo.
Gira l’occhio dolce al nostro crepuscolo amaro.
Il pane è fatto pietra, l’acqua fango, la verità un uccello che non canta.
E’ questo che ti lascio.
Io conquistai il coraggio di essere fiero.
Ma tu sforzati di vivere, salta il fosso, da solo, e fatti libero.
Attendo nuove. E’ questo che ti lascio.
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